‘Ndo cojo cojo: sonetti e sberleffi fuori da ogni regola – Gigi Proietti

Ho comprato l’ebook di questo libro al supermercato dopo aver visto la copia cartacea esposta nella sezione libri.

Non sapevo che la famiglia Proietti avesse pubblicato gli ultimi scritti di Gigi e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.

L’ho considerato e lo considero tutt’ora un grandissimo del teatro italiano.

Ci sono pezzi che mi fanno scompisciare dal ridere ogni volta che li sento.

Quando è scomparso lo scorso novembre ho pianto come se fosse stato un mio parente.

I primi due libri da lui scritti li avevo già letti.

Questo l’ho letto tra ieri sera e stamattina.

Un libro incompiuto, dato che non è riuscito a finirlo, ma talmente carino che sarebbe stato un peccato non averlo.

Sono sonetti scritti in romanesco (dialetto che io adoro) e che parlano di ogni cosa.

Politica, teatro, lockdown.

Il suo pensiero su ogni argomento di questa vita.

Immagine presa dal web

‘Ndo cojo cojo: sonetti e sberleffi fuori da ogni regola

di Gigi Proietti

Editore: Rizzoli

Anno: 2021

Trama

«Ebbene, sì. Confesso. Sì, scrivo roba in versi. Mi dichiaro rifugiato poetico.». Gigi Proietti è stato il più grande attore, regista, scrittore e interprete di un universo umano che attingeva spesso a Roma, a cui ha dato voce nella sua anima più nobile e più popolare insieme. «Il romano ha regalato alla lingua italiana espressioni, parole, significati per i quali dovrebbero ringraziarci. Per capirci, se invece di dire: “Sono stato particolarmente sfortunato in quella circostanza”, uno dice: “M’ha detto pedalino”. Oppure “M’ha detto zella”, se fa’ prima.» La sua romanità si riversava soprattutto nella scrittura dei sonetti: alcuni sono diventati un appuntamento fisso anche per i lettori del «Messaggero» o del «Fatto quotidiano», moltissimi altri sono stati recitati in eventi pubblici o sono rimasti nei quaderni che portava con sé sul set o in camerino e su cui si divertiva a costruire versi pungenti per resistere al quotidiano sfascio culturale e politico. Per la prima volta sono raccolti in questo libro tutti i suoi sonetti insieme ad alcuni racconti a cui stava lavorando con gran divertimento, come le avventure di Er Ciofeca che si ritrova suo malgrado al centro di un intreccio di cronache romane agre, tra dialoghi stralunati nel suo bar o in coda dal barbieretto. Ci sono poi i disegni con cui Gigi Proietti si divertiva a fissare in pochi tratti tic, manie e piccole ossessioni del mondo intorno. Una passione che condivideva soprattutto con la figlia Susanna, a cui aveva chiesto di dare un volto ai personaggi di “‘Ndò cojo cojo”. Il risultato è un libro unico, puntellato da storie e sonetti fuori da ogni regola, capaci di far ridere e di commuovere, e che dimostrano ancora una volta il talento di un narratore e di un sonettaro satirico.

Trama tratta da Amazon (https://www.amazon.it/cojo-Sonetti-sberleffi-fuori-regola/dp/8817156345/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=1Y56PZGWZ8I8X&dchild=1&keywords=ndo+cojo+cojo&qid=1620662200&s=books&sprefix=ndo%2Cstripbooks%2C182&sr=1-1)

Faccio musica: scritti e pensieri sparsi – Ezio Bosso

Quando ho saputo che sarebbe uscito un libro su questo straordinario direttore d’orchestra, compositore, ecc… mi sono segnata la data per acquistarlo e leggerlo.

Mi intrigava il poter leggere qualcosa di suo.

Omaggio a quasi un anno dalla sua scomparsa.

Però, nonostante sia un libro che insegna molte cose, l’ho trovato spesso ripetitivo.

Per lo più sono interviste per i giornali.

E nelle interviste, spesso e volentieri, le domande, se non sono proprio le stesse, si somigliano molto.

Quindi la stessa risposta, più dettagliata o meno, la rileggi spesso.

Per il resto spiega tantissime cose di come era Ezio Bosso.

Un omaggio, che però così impostato, mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Immagine presa dal web

Faccio musica: scritti e pensieri sparsi

di Ezio Bosso

Editore: Piemme

Anno: 2021

Trama

“Mi chiamo Ezio, nella vita faccio la musica. E sono un uomo fortunato. E questa e l’unica cosa che vorrei dover dire per parlare di me”. Il Maestro Ezio Bosso è ormai un’icona dei nostri tempi. È il volto di un uomo intriso di passioni e forza d’animo; è il movimento, a tratti lieve e a tratti tempestoso, di una bacchetta che guida l’orchestra e che disegna mondi inesplorati. Il 14 maggio del 2020 Ezio Bosso si spegne nella sua casa di Bologna, a soli 48 anni. In vita non aveva mai voluto pubblicare la sua autobiografia. Ora, a un anno dalla sua morte, questa raccolta di testi inediti, che ha come modello di riferimento lo “Zibaldone” leopardiano – cioè un insieme di scritti sparsi di varia occasione – contiene i suoi pensieri più intimi, l’infanzia torinese e il percorso artistico nelle tante città d’Europa e del mondo; la dedizione incondizionata alla musica come espressione culturale fra le più alte, ma anche fra le più accessibili e potenzialmente democratiche grazie alla sua forte componente emozionale; il rispetto della musica e dei suoi protagonisti – pubblico incluso – come parte irrinunciabile della società civile. E poi gli ultimi tempi difficili della malattia e della pandemia nelle sue riflessioni “matte e disperatissime”. Da queste pagine si evince chiaramente il pensiero di un grande compositore e direttore d’orchestra, di un grande divulgatore e intellettuale, un appassionato polemista di una società che fatica a riconoscere l’importanza di un’arte tanto sottovalutata. “Faccio Musica” è un testamento di rara potenza di uno dei più importanti artisti di questi ultimi decenni.

Trama presa da Amazon (https://www.amazon.it/Faccio-Musica-Scritti-pensieri-sparsi/dp/8856680610)

Prima confessione Daiana

Immagine mia – Cene – 08 maggio 2021

Sabato pomeriggio la mia Folletta ha fatto la Prima Confessione.

Noi parenti non abbiamo potuto partecipare, per questa cosa del Covid, e quindi abbiamo festeggiato la sera.

Ho fatto scegliere a lei la torta che avrebbe voluto e io e Mamma gliela abbiamo regalata.

Non è una di quelle che preparo io ma non importa.

La meringata al cioccolato era stratosferica e l’ho mangiata proprio volentieri.

Tanti auguri ancora alla mia Follettina.

Buon inizio di settimana

Immagine presa da Pinterest

Dopo questo fine settimana pensavo che questa notte avrei dormito pacifica.

E, invece, niente.

Alle 4.30 ho iniziato a giocare a carte e a leggere.

Ma fino a quell’ora è stato tutto in rigirarmi nel letto.

Che rabbia!

Quindi stamattina sono più rintronata del solito.

Spero che per voi, invece, sia una bella giornata!

Buon inizio di settimana!

Buona festa della Mamma e buona domenica

Immagine presa dal web

La festa della Mamma è l’ultima festa grande prima delle ferie.

Sono davvero felice che ce la siamo tolta di torno perché, a pensarci, sembrava l’ultimo giorno di libertà prima dell’inizio della guerra.

Ho lavorato 6 ore e, a parte la stanchezza, che già mi portavo da ieri, non me ne sono neanche accorta.

Non so quanta gente sia venuta ma la coda è iniziata alle 7.45 per finire alle 12.45.

Una cosa incredibile.

E va benissimo.

Se loro lavorano lavoro anche io.

Ora di godo il mio meritato relax, anche perché mi si chiudono gli occhi.

Buona festa della Mamma e buona domenica!

Sei casi al BarLume – Marco Malvaldi

Sei casi, non tutti di omicidio, questa volta, in cui i Bimbi e Massimo il barista riescono ad arrivare alla risoluzione del caso.

In questo libro, poi, c’è anche il passaggio di consegne tra il commissario Viniscio Fusco e la vicequestore Alice Martelli.

In questo modo si ha un’idea di come Massimo e Alice si siano conosciuti.

Un libro veloce da leggere e a tratti divertente.

Immagine presa dal web

Sei casi al BarLume

di Marco Malvaldi

Editore: Sellerio Editore Palermo

Anno: 2016

Trama

Questi sei racconti, con protagonisti i quattro vecchietti del BarLume e il barrista Massimo, sono stati pubblicati per la prima volta in diverse antologie poliziesche di questa casa editrice, a partire da Un Natale in giallo del 2011. Nell’inedita prefazione, a sua volta una sorta di racconto tra i racconti, l’autore, informando della genesi dei personaggi e delle situazioni, ricorda cose della sua gente e dei suoi luoghi così cariche di stranezze di paradosso e di umorismo naturale che si stenta a credere che non siano opera di finzione. «Poco di quello che esce dalla bocca di nonno Ampelio è inventato». Dunque le irriverenze, i giochi geniali di parole, le «sudicerie» oltre il politicamente corretto, il cinismo miscredente, gli strani figuri che si affacciano al bancone del bar, insomma: il clima irresistibilmente anarchico del paesino toscano di Pineta che tanto profuma di antica libertà municipale, viene tutto da un vissuto. Un vissuto messo in scena poi dalla pura arte dell’intrattenimento letterario di Marco Malvaldi. «Arte di non inventarsi nulla» la definisce l’autore: ed essa spiega bene perché i vecchietti del BarLume buchino la pagina. Ma lo spiega anche un’altra qualità: nelle storie del BarLume troviamo rappresentata e tramandata, con consapevolezza antropologica ma voltata al comico della commedia dell’arte, una radicata civiltà locale, una forma di vita popolare, come una delle tante tessere che compongono il mosaico dell’identità degli italiani.

Trama presa dal sito Sellerio.it (https://sellerio.it/it/catalogo/Sei-Casi-Al-Barlume/Malvaldi/8971)

Movimento a gogo

Stamattina mi sono svegliata con la voglia di muovermi e la non voglia di uscire di casa.

Quindi ho risolto con un programma di plank, ginnastica e una corsetta.

Che io sia fuori forma non è una novità, ho la mobilità di una scopa.

Però ce l’ho messa tutta.

Devo riabituare le gambe alla fatica e quindi questa è la base per ripartire poi senza dolore dopo un chilometro.

Certo, lo scorso anno avevo tutto il tempo che volevo.

Nel 2021 il tempo si è ridotto, dovendo andare anche a lavorare, ma non importa.

Devo farcela lo stesso.

Conto molto sulla mia perseveranza e sulla mia voglia di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Immagine presa dall’app Allenamento plank – 06 maggio 2021
Immagine presa dalla app Allenamento plank – Poco ma buono – Sono una sega, lo so – 06 maggio 2021
Immagine presa dalla app Yoga per dimagrire – 06 maggio 2021
Immagine presa dalla mia app Health – 06 maggio 2021

A bocce ferme – Marco Malvaldi

Questa volta sarà Pilade, ex impiegato comunale, ad essere “assunto” dalla commissaria Alice Martelli per aiutare nelle indagini di un omicidio avvenuto nel 1968 e mai chiarito fino in fondo.

Un omicidio riscoperto dopo la lettura del testamento di Alberto Corradi in cui ammette di essere stato lui ad uccidere il patrigno.

Ma un altro omicidio scuote Pineta.

Massimo e i Bimbi cercheranno di aiutare nelle indagini ma sarà Pilade, alla fine, a dare il tocco giusto per capire cosa sia successo.

Immagine presa dal web

A bocce ferme

di Marco Malvaldi

Editore: Sellerio Editore Palermo

Anno: 2018

Trama

Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità. In questo giallo comico Marco Malvaldi coniuga una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.

Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità.
Muore nel suo letto Alberto Corradi, proprietario della Farmesis, azienda farmaceutica del litorale toscano. Alla lettura del testamento, il notaio ha convocato anche la vicequestore Alice Martelli, perché nelle ultime volontà del defunto è contenuta una notizia di reato. Erede universale è nominato il figlio Matteo Corradi, ma nell’atto il testatore confessa di essere stato lui l’autore dell’assassinio del fondatore della fabbrica, suo padre putativo. Il 17 maggio del 1968 Camillo Luraschi, capostipite della Farmesis, era stato raggiunto da una fucilata al volto. Le indagini non avevano trovato risultati, forse perché il clima politico consigliava di non scavare troppo.
L’imbroglio nella linea di successione obbliga alla riapertura dell’inchiesta. Matteo Corradi non potrebbe, infatti, ereditare ciò che il padre ha ottenuto mediante un delitto. Alice Martelli, la fidanzata (eterna) di Massimo, in questo caso non può fare a meno dell’archivio vivente di pettegolezzi costituito dai quattro vecchietti, che erano stati coinvolti tutti in modi diversi nel Movimento.
Le indagini si svolgono, come al solito, tra la questura e il BarLume di Pineta dove Aldo, nonno Ampelio, Pilade Del Tacca del Comune, il Rimediotti (detti anche i quattro «della banda della Magliadilana») dissipano gli anni della loro pensione, vanamente contenuti dal gestore Massimo, costretto a esorcizzare con la logica le ipotesi dei senescenti occupanti della sala biliardo del bar. Da dove passano storielle toscanacce di ogni genere. L’inchiesta si imbatte in svolte e nuovi delitti obliquamente diretti a occultare. E scomoda, in stolidi playback, i ricordi del Sessantotto nella zona. Finché – tra dialoghi alla Ionesco o da signor Veneranda, battute micidiali in polemica tra i vecchietti e tra loro e il mondo, perle di saggezza buttate lì nel lessico più scostumato e inattuale – si fa strada l’unica maschera triste di tutto il palcoscenico, Signora la Verità.
Marco Malvaldi, con la serie del BarLume, ha rinnovato un genere, il giallo comico di costume. E, in A bocce ferme, la parte del giallo puro si prende una sua rivincita senza sacrificio per la risata. Una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.

Trama tratta dal sito Sellerio.it (https://sellerio.it/it/catalogo/Bocce-Ferme/Malvaldi/10817)